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Arriva anche Google Pay: perché si moltiplicano i sistemi di pagamento

Una volta c’era solo il contante, poi sono arrivate le carte di credito e il bancomat. Per anni i pagamenti sono ruotati attorno a questi tre sistemi, uno fisico e due virtuali. Poi il digitale e la mobilità hanno aperto nuove prospettive per i consumatori: nuove tecnologie di prossimità e di virtualizzazione insieme ai piccoli computer che portiamo sempre con noi hanno aperto la strada a praterie che sembrano non avere confini. In pochi anni i sistemi di pagamento si sono moltiplicati, con l’obiettivo di rendere sempre più agile e vicino a dove si trova l’utente all’atto del pagamento, che sia nel mondo fisico o online.

Oggi in Italia arriva Google Pay, il sistema pensato da Big G per Android, del tutto simila ad Apple Pay e Samsung Pay, rappresentando un sistema sostitutivo della carta di credito: si registra la carta di credito sullo smartphone e poi si paga avvicinando semplicemente il device al Pos. Si completa così anche nel nostro Paese l’offerta di questo tipo di pagamenti, dopo che qualche attore nostrano si è ritirato. A questi bisogna aggiungere soggetti più tradizionali come gli stessi circuiti di carte di credito -Visa e Mastercard – o uno più innovativo come PayPal, senza tenere conto di Amazon Pay, già sbarcato in Italia.

Anche il fintech ci mette del suo e proliferano le app di pagamento con un modello di digital wallet, a partire da Satispay, Tinaba e Jiffy, oppure con modelli diversi come Jusp o 2Pay. Allo stesso tempo le fintech internazionali, da Circle a Revolut a N26, volteggiano attorno al settore, andando a moltiplicare il parterre dei soggetti coinvolti. Intanto il Big tech guarda con crescente interesse ai pagamenti: Google lo fa in maniera “ufficiale”, mentre Facebook abilita pagamenti via Messenger e WhatsApp. Per conquistare clienti, ma soprattutto per “mettere le mani” sui dati che sono connessi ai pagamenti.

Perché un euro digitale vale più di un euro fisico, contenendo anche tutte le informazioni connnesse su chi lo spende, chi lo riceve, come e quando viene speso. E questo oggi, nella data economy, assume un valore che moltiplica quell’euro.