Biden non respinge le cripto (e spinge sul dollaro digitale). Troppo tardi?

Da settimane montava l’attesa per l’intervento del presidente Joe Biden sulle criptovalute. L’esplosione della guerra in Ucraina aveva rinviato il momento e tutto deponeva nel senso di una dura reprimenda nei confronti del nuovo mondo: anche le polemiche sulla possibilità di aggirare le sanzioni contro Mosca con le cripto sembrava preludere a decisioni drastiche da parte della Casa Bianca.

E invece l’ordine esecutivo emanato dalla Casa Bianca punta in una direzione di maggior ragionevolezza. Non che Biden abbia deciso di cavalcare le valute digitali, ma senz’altro nessuna censura. Anzi, un invito alle agenzie federali competenti a studiare il nuovo criptomondo e a mettere a punto regole conseguenti. Una ragionevolezza che traspare fin dal titolo: “Ensuring Responsible Development of Digital Assets“, che appare più un invito a uno sviluppo consapevole dei nuovi strumenti che un attacco che preluda a una sorta di messa al bando. I criptoentusiasti hanno visto nella dichiarazione di Biden quasi un endorsement delle criptovalute da parte dell’amministrazione. Tanto che la reazione nell’immediato è stato di un netta ripresa delle quotazioni di tutte le principali cripto.

Ovvia, per contro, la delusione dei critici che si aspettavano una presa di posizione più chiara. D’altra parte Biden non sembra esprimere una propria opinione, ma piuttosto lancia un appello per la ricerca, la valutazione e l’approfondimento di fronte alle criptovalute, quasi ignorando che già diverse istituzioni, dalla Sec al Tesoro Usa, hanno già espresso opinioni.

Di fondo però Biden è apparso voler sollecitare le autorità competenti ad affrontare il tema con la dovuta organicità: di fronte a interventi episodici e spezzettati, la richiesta è di una valutazione complessiva che possa produrre uno schema organico di riferimento per la normativa. Senza però tenere conto che davvero le valute digitali rappresentano una disruption che mette in discussione la natura degli strumenti finanziari, tanto che nessuna authority sembra voler prendersi la responsabilità di cercare di definirne la natura. Si cercano di delimitare gli effetti, ma difficile definire i contorni di strumenti che non hanno nulla a che vedere con la storia precedente.

Però almeno Biden ha voluto in qualche modo riconoscere che si tratta di un nuovo mondo non necessariamente da buttare via in toto, ma da studiare per i suoi contributi positivi. Guarda a caso il presidente ha colto l’occasione per sollecitare le stesse agenzie federali a studiare un dollaro digitale, nel tentativo di recuperare il tempo perduto prima che sia troppo tardi. Se già non lo è. Di fronte a un mondo che ha accelerato lungo la strada della valute digitali di Banca centrale, la Fed appare infatti in netto ritardo. Forse sulla base della presunzione che ci avrebbero pensato i privati: che fossero Facebook o i creatori di stablecoin legate al dollaro.

Poi Facebook ha dovuto tornare sui suoi passi di fronte ad ambizioni fin troppo elevate, mentre le valute digitali legate al biglietto verde si sono dovute confrontare con i dubbi regolamentari e gli effetti sulla massa monetaria. La presunzione era forse che l’economia globale incentrata sul dollaro si sarebbe replicata naturalmente nel criptomondo per iniziativa di altri attori. Peccato che il nuovo mondo rischia di essere dominato dallo yuan digitale, da tempo allo studio e che Pechino ha messo in campo in occasione delle Olimpiadi invernali cinesi.  E che ora è pronta a seguire i passi delle filiere cinesi nel mondo, seguendo le orme della Belt and Road Initiative, la nuova “via della seta” costruita con determinazione da Pechino negli anni (dopo aver sgombrato il campo dai potenziali concorrenti interni come Alibaba e WeChat).

Ora questi scenari devono confrontarsi con i nuovi scenari di guerra e con le scelte di alleanze geopolitiche da parte di Xi Jinping, ma non c’è dubbio che il dollaro rischia di arrivare tardi alla prova della digitalizzazione. Fatto sta che già nel mondo tradizionale lo yuan sta affondando i colpi: la decisione dell’Arabia Saudita di accettare lo yuan oltre al dollaro per il proprio greggio sembra davvero una scelta che segna una nuova era. Che potrebbe essere anche all’insegna delle valute digitali.