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La blockchain salverà il giornalismo?

La prospettiva di rimettere il (tanto screditato) giornalista e i (spesso piratati) contenuti al centro dell’industria editoriale fa passi in avanti. Da un paio di anni Civil sta lavorando per proteggere i contenuti giornalistici sfruttando le opportunità offerte dalla blockchain e dalle criptovalute, ma ora il suo progetto potrebbe essere più vicino a diventare realtà. E’ notizia di questi giorni che la startup americana ha concluso una partnership con un vecchio brand del giornalismo come l’Associated Press, l’agenzia di stampa che ha 172 anni di vita.

Civil potrà sperimentare sul campo il meccanismo basato su blockchain, ancora in fase di sviluppo, per permettere ad Ap di controllare al meglio il flusso dei suoi contenuti in modo che non possano essere utilizzati da chi non ne ha diritto. In cambio l’agenzia fornirà le proprie notizie gratuitamente a tutte le redazioni collegate a Civil, un misito di giornali locali, giornalismo inmvestigativo e pubblicazioni specializzate. Se la sperimentazione avrà successo il risultato è altrettanto semplice: Ap potrà garantirsi maggiori ricavi bloccando le duplicazioni non desiderate e Civil potrà sfruttare lo use case positivo allargando l’utilizzo del sistema. Il quale sarà distribuito a tutte le redazioni che partecipano al progetto. Ma sarà messo a disposizione – a pagamento – anche alle organizzazioni editoriali che lo volessero.

Non è un mistero che l’industria dell’informazione stia soffrendo dell’effetto combinato della riduzione della pubblicità, per effetto della crisi ma soprattutto perché trova canali social ben più efficaci e profilati su misura per target precisi, e della flessione dei lettori, attratti dall’informazione gratuita e duplicata senza controllo sul web. Proprio per questo Civil si candida a diventare il perno di una nuova economia per i giornali, rinnegando il modello basato sulla pubblicità e rimettendo al centro il contenuti, affidabile e protetto.

Allo stesso tempo l’obiettivo è restituire credibilità e fiducia in un’industria dell’informazione messa duramente alla prova nell’era delle fake news. “Siamo convinti che Civil possa fornire strumenti migliori per i consumatori in modo da sapere se un’organizzazione che fornisce informazioni sia credibile e affidabile, nonostante tutto quello che la gente in rete possa dire”, ha spiegato il Ceo e fondatore di Civil, Matthew Iles, a TechCrunch. Come ogni criptoprogetto che si rispetti anche questo avrà la sua criptovaluta: il Cvl sarà offerto nell’offerta pubblica iniziale – l’Ico, per intenderci – che partirà il 18 settembre. E servirà per pagare i servizi dello strumento.

Quello di Civil non è l’unico esperimento che punta a garantire il controllo dei contenuti giornalistici. Un veterano del settore come Jarrod Dicker ha lasciato il Washington Post, dove era diventato responsabile dell’innovazione e dei nuovi prodotti, per andare a guidare Po.et, piattaforma tecnologica che utilizza la blockchain per garantire il copyright dei giornalisti, una sorta di marketplace dove i giornalisti possano misurare la popolarità del loro lavoro e il rispetto del diritto d’autore. Un po’ quello che vuole fare Kodak per le fotografie, altro settore in cui la riproducibilità garantita dal digitale sta provocando dissesti.

Ora, forse, si apre qualche spiraglio concreto.