È vero che ce ne sono già due, tutte francesi, ma la discesa in campo di Revolut nell’arena delle stablecoin legate all’euro ha un sapore diverso. Non ce ne vogliano Crédit Agricole e Société Générale, che hanno lanciato le loro nei mesi scorsi, e neanche Circle, che si è dotata di una versione europea della sua Usdc, con la sua Eurc che proprio settimana scorsa ha raggiunto i 400 milioni di euro in circolazione. In attesa che arrivino, entro la fine dell’anno, anche la piattaforma del consorzio di una quarantina di banche europee di Qivalis e quella dell’italiana Bancomat, supportata da nove dei principali istituti italiani.
Ma l’annuncio della neobank inglese per l’introduzione del suo euro on-chain – denominato Eurr – rappresenta un salto di qualità, proprio per il valore simbolico dell’emittente, che ha fatto della sua capacità di fare innovazione e di renderla disponibile in maniera semplice e agile per tutti i suoi clienti la sua cifra distintiva. Senza dimenticare che ha ormai una portata globale con 80 milioni di clienti in tutto il mondo e ha già messo nel mirino anche gli Stati Uniti, dove ha presentato richiesta per una licenza bancaria.
Rimaniamo ai fatti. Revolut ha annunciato di rendere disponibile la sua stablecoin in euro a partire da subito, per il momento a un gruppo selezionato di clienti in Danimarca, Polonia e Portogallo, in attesa di ampliare il servizio ad altri mercati. L’obiettivo dichiarato è decisamente ambizioso: diventare un ponte tra valute fiat e criptovalute, portando gli euro on-chain e facendo interagire i suoi ecosistemi di valute fiat, cambio valuta e criptovalute, stando a quanto dichiarato dalla challenging bank. Ma, soprattutto, puntando a portare l’euro on-chain all’interno della vita quotidiana delle persone. Almeno questa è l’ambizione.
Tenendo conto che l’app di Revolut è stata scaricata da oltre 80 milioni di persone e che, di questi, circa sedici milioni sono utenti dei servizi legati alle criptovalute, è immaginabile che nell’immediato Eurr finisca si confermi nell’utilizzo prioritario attuale delle stablecoin: nell’ambito del trading di criptovalute. Essendo criptovalute legate a monete fiat, questi strumenti rappresentano un parcheggio naturale per mettersi al riparo durante i periodi di alta volatilità, senza uscire dal mondo on-chain e un mezzo ideale per il trading più speculativo.
Ma, una volta presa familiarità con la stablecoin, è probabile che Revolut abbia già in mente casi d’uso più quotidiani. Anche se, a dire il vero, al momento gli utilizzi per cui sono pensati questi strumenti sono prevalentemente business. Sia Qivalis che Bancomat, così come anche le due banche francesi, li stanno sperimentando in chiave di efficienza e riduzione dei costi per le transazioni crossborder a livello corporate. Ma in questa chiave Western Union e Moneygram si stanno dotando di queste piattaforme per rendere più efficiente il sistema delle rimesse internazionali. Non è escluso, quindi, che una banca ormai globale come Revolut possa pensare a utilizzare Eurr in questa chiave, andando alla conquista di un mercato enorme, che già oggi vale tra i 750 e gli 880 miliardi di dollari l’anno, a seconda delle stime, e che continua a crescere senza tregua.
Qivalis e Bancomat stanno pensando alle loro stablecoin come strumento di ecosistema per permettere agli utenti di districarsi in maniera semplice tra le diverse forme che potrà prendere l’euro – quello di banca commerciale che conosciamo oggi, quello su blockchain ormai presente e quello digitale della Bce in arirvo tra un paio d’anni, o poco più -, anche se gestendo il tutto da background, senza che le persone si rendano conto degli strumenti sottostanti utilizzati.
L’altra grande area di espansione è costituita dalla tokenizzazione di strumenti finanziari: il trasferimento di bond, quote di fondi e azioni, così come di asset del mondo reale, richiede uno strumento adeguato per passare senza rischi e frizioni dal mondo tradizionale a quello decentralizzato. E le stablecoin rappresentano il mezzo ideale!
Oggi il mercato è monopolizzato, per una percentuale che rasenta il 100%, dalle stablecoin legate al dollaro. Quindi per l’Europa si tratta di una sfida che riguarda la sovranità monetaria: lasciare queste praterie di domani al dollaro significa perdere rilevanza e ridurre il peso di quella che a tutt’oggi è la seconda valuta di scambio e di riserva. Tanto più che Trump ha scelto fin da subito che le stablecoin private avrebbero avuto il compito di difendere il dominio del dollaro del mondo nella nuova era digitale, sostituendo il dollaro digitale “pubblico” della Fed.
Anche di fronte alla pressione crescente dello yuan e della sua influenza economica, per l’euro si apre quindi una nuova partita geopolitica ed economica che non può permettersi di perdere.