Lasciate da parte bitcoin, ethereum o le stablecoin. L’euro digitale non avrà nulla a che fare con il mondo delle criptovalute, almeno nella sua versione destinata ai cittadini. In quella per le transazioni tra banche potrà essere diversa, ma i tempi sono senz’altro più lunghi. E qui ci vogliamo concentrare sull’euro digitale che, secondo la tabella di marcia della Banca centrale europea, tutti i cittadini europei avranno a disposizione dal 2029.
Questa settimana il Parlamento europeo ha aggiunto un tassello fondamentale per proseguire in questo percorso con un voto che a larghissima maggioranza ha riaffermato la natura strategica della valuta digitale della Bce e il valore della sovranità monetaria, e ha stabilito che il suo utilizzo sarà sia online che offline.
Ma come sarà l’euro digitale?
La valuta digitale di Banca centrale in versione europea si presenta come una forma nativamente digitale di banconote e monete, un wallet personale connesso direttamente con la Bce. Se dobbiamo fare un esempio per capirci sarà come i diversi wallet che abbiamo sullo smartphone. Senza però dover agganciarlo a una carta di debito o di credito.
Gli obiettivi
La parola d’ordine è sovranità monetaria. “In un contesto di accresciuta incertezza geopolitica e di eccessiva dipendenza dalle infrastrutture di pagamento di Paesi terzi, l’introduzione di un euro digitale, concepito per integrare i servizi bancari in contanti e privati, è essenziale per rafforzare la sovranità monetaria della Ue, ridurre la frammentazione nei pagamenti al dettaglio e sostenere l’integrità e la resilienza del mercato unico”, afferma il testo di un emendamento votato dal Parlamento Ue.
In parole meno diplomatiche, il progetto punta a garantire l’autonomia rispetto ai grandi circuiti di pagamento, quelli delle carte, che monopolizzano le transazioni in tutto il mondo e che sono tutte americane. In un momento di crescente tensione tra Europa e Stati Uniti, meglio rendersi indipendenti da quelle infrastrutture per evitare eventuali ritorsioni da parte di Washington.
La questione della sovranità monetaria rimane prioritaria per l’Europa, insieme al posizionamento strategico globale: le stablecoin private americane e il progetto avanzato di yuan digitale con cui Stati Uniti e Cina puntano ad ampliare le loro aree di influenza economica. L’Europa non può rimanere a guardare perdendo aree di influenza e rischiando di essere ridotta a una “colonia” monetaria.
Cos’è l’euro digitale
L’euro digitale si presenta come una forma digitale di contante: un mezzo di pagamento elettronico al dettaglio emesso dalla Banca centrale europea. Sarà quindi disponibile gratuitamente a tutti nell’area dell’euro, per qualsiasi pagamento digitale. È pensato per essere inclusivo e facile da usare, senza lasciare indietro nessuno.
Oggi i cittadini non hanno accesso alla moneta emessa dalla Banca centrale in forma digitale. La moneta digitale con cui siamo abituati a pagare oggi è basata sul proprio conto corrente, tecnicamente è “moneta di banca commerciale”. Mentre l’euro digitale assume la forma di “moneta di Banca centrale”.
In una società sempre più digitalizzata, rappresenterebbe un’evoluzione naturale della moneta unica.
Cosa non è
Non sarà invece una criptovaluta, una valuta digitale le cui transazioni vengono gestite su blockchain. Le criptoattività sono rischiose e instabili perché non sono garantite né gestite da un’istituzione centrale: chi detiene criptoattività non ha alcuna garanzia che le potrà cambiare in contante all’occorrenza.
Non sarà neppure una stablecoin, una criptovaluta emessa da privati legata a una moneta tradizionale, ma garantita da riserve che possono anche non essere garantite.
Che caratteristiche ha
Con l’euro digitale un euro sarà sempre un euro, mantenendo sempre esattamente lo stesso valore di una moneta da un euro, dal momento che è emesso dalla stessa Bce.
La nuova valuta digitale permetterà di effettuare qualsiasi pagamento digitale, come si fa con il contante per i pagamenti fisici: di fatto è un’opzione in più per pagare nei negozi oppure online, o per inviare denaro ad amici e familiari.
Sarà accettato da tutti i negozi e gli esercizi dell’area dell’euro che accettano pagamenti digitali. Sarà inoltre del tutto gratuito, dal momento che rappresenta un’alternativa a banconote e monete.
Non servirà una connessione a Internet: con la modalità offline, confermata dall’Europarlamento, si potrà pagare sempre e ovunque.
Non sarà basato su un conto corrente: sarà equiparabile al contante che ciascuno ha in tasca.
Sarà garantita la privacy. La Bce e l’Eurosistema non saranno in grado di risalire all’identità o agli acquisti dai dati sui pagamenti. La funzionalità offline dell’euro digitale garantirà un livello di privacy paragonabile a quello del contante. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto alle transazioni con carta, in cui i dati vengono utilizzati da circuiti di pagamento, banche e merchant a scopi commerciali e di analisi. La Bca, invece, non avrà accesso a questi dati.
L’euro digitale sarà inclusivo, essendo concepito in modo da soddisfare le esigenze di tutti: nelle intenzioni della Bce non vuole lasciare indietro nessuno.
L’euro digitale punta, inoltre, a promuovere l’innovazione in Europa. La Bce punta a collaborare con i settori pubblico e privato per sperimentare nuove idee, sviluppare caratteristiche innovative e fornire soluzioni pratiche per i pagamenti della vita reale.
Limiti e incognite
Tutto bello e senza problemi? Non del tutto: rimangono ancora molte incognite sull’evoluzione dell’euro digitale.
A partire dal fatto che l’Europa si trova a rincorrere le altre grandi potenze: la Cina ha già avviato l’introduzione dello yuan digitale, mentre gli Stati Uniti di Trump hanno scelto la strada delle stablecoin private al posto della valuta digitale di Banca centrale.
I tempi tecnici e politici puntano a un’adozione non prima del 2029: di questi tempi in tre anni il mondo delle valute potrebbe essere completamente diverso e l’euro digitale rischia di arrivare troppo tardi.
Il rischio di tagliare fuori i soggetti intermedi del processo di gestione delle transazioni ha indotto la Bce a mettere un limite alla detenzione dell’euro digitale. Questa soglia non è stata ancora fissata, ma in ogni caso rappresenterà un fattore che ne frenerà l’adozione.
È chiaro che il successo dell’euro digitale sarà determinato dal livello di adozione da parte dei cittadini, che potrà essere condizionato da tempi e limiti.
Oltre alle versioni digitali di dollaro e yuan, l’euro digitale si dovrà confrontare anche con la concorrenza di altri strumenti. Un’infrastruttura europea di pagamento esiste già e si sta ampliando nell’area tra Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio: Wero è un wallet digitale creato da un consorzio di banche europee, prevalentemente franco-tedesche, che coinvolge anche l’italiana Bancomat.
Poi ci sono i progetti di stablecoin in euro, criptovalute agganciate alla parità con la moneta unica, che di fatto ne costituiscono una versione digitale con in più i vantaggi della blockchain. Société Générale ha creato le sue stablecoin in euro, un consorzio di una dozzina di banche europee, tra cui UniCredit e Banca Sella, ci stanno lavorando, così coma anche Bancomat.
La partita delle monete digitali in Europa è solo agli inizi.