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Disoccupati over 50 in crescita: l’esperienza non conta più

L’ultimo dato sulla disoccupazione italiana ha segnato un leggero aumento della disoccupazione: +0,1% all’11,7%. Come ormai siamo abituati, il dato più proccupante è quello dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni che sono senza lavoro: il 34,1%. Un dato che ovviamente preoccupa anche in considerazione dell’elevato livello dei cosiddetti Neet, i giovani che non stanno studiando e non stanno nemmeno svolgendo programmi di formazione e training. Come dire che sono quelli che sono ad altissimo rischio di rimanere senza lavoro a lungo perché adatti a lavori a basso valore aggiunto e ripetitivi, che sono quelli che in prospettiva potranno essere sostituiti dall’automazione.

Ma un altro dato ha colpito nelle statistiche Istat di marzo, perché conferma una tendenza di cui si sospettava. I senza lavoro sopra i 50 anni sono aumentati a 576mila unità, 59mila in più del mese precedente e 103mila in più rispetto a un anno prima. Anche in questo caso si tratta quindi di un trend ormai consolidato. Ma quello che ha sorpreso è che, per la prima volta da quando si tengono questo tipo di statistiche, il numero dei disoccupati over 50 abbia superato quelli giovanili (524mila). E’ un dato statistico ma non solo, perché affonda le radici nella crisi e nelle ristrutturazioni aziendali che hanno caratterizzato questi ultimi anni.

Se si tratta di chiusure di aziende intere la perdita di posto colpisce indiscriminatamente senza prendere in considerazione l’età, ma se si tratat di ristrutturazioni con licenziamenti, sempre più spesso le misure di contenitmento dei costi colpiscono le fasce d’età più elevate, che sono quelle che hanno mediamente stipendi più elevati. Quindi è evidente che per l’imprenditore rinucniare a una persona professionalmente più elevata, quindi anche più anziana, equivale a un risparmio maggiore. E’ una misura odiosa, ma è chiaro che si tratta di un criterio. Possiamo discutere all’infinito se sia giusto o meno, ma almeno si comprende la ratio che la giustifica.

Il risultato è forse ancora più preoccupante della disoccupazione giovanile, perché si ritrovano sul mercato del lavoro persone con un’esperienza e una formazione consolidata, forse meno propensi alla flessibilità richiesta per trovare un nuovo posto o su cui comunque un imprenditore più difficilmente è portato a scommettere. Si tratta quindi di una disoccupazione in prossimità dell’età pensionabile che faticherà a trovare meccanismi di soluzione e che non mancherà sul lungo periodo di creare tensioni sociali. Anche perché, concretamente, a vent’anni si può ancora far conto sulla struttura familiare, ma a cinquanta la famiglia non è più una risorsa.

Ma mi pare che ci sia un altro aspetto grave che è alla base di questi numeri. Gli ultracinquantenni sono dotati di esperienza professionale, ma forse oggi questo fattore non è più un valore per l’azienda, un “patrimonio immateriale” come si usa dire nel freddo linguaggio dei bilanci. Non solo i giovani “costano” meno per l’imprenditore, ma sono anche più flessibili e forse più abili nel trovare soluzioni immediate, magari non le più adatte ma senz’altro rapide. Quell’esperienza che una volta si passava di egnerazione in generazione all’interno della fabbrica e in ogni campo professionale, oggi sembra quasi diventare una zavorra. Un po’ come gli anziani nella più vasta società: una volta erano considerati fonti di saggezza e di conoscenza, oggi si sono trasformati più in un “peso” con cui dover fare i conti.

Non vorrei banalizzare ma in questa cultura la formazione internet ha un suo ruolo. Oggi nel web tutto sembra a portata di mano, anche le conoscenze e le soluzioni professionali. Non c’è dubbio che i giovani siano più abili nel muoversi nei meandri del cyberspazio per trovarvi risorse necessarie. Ma forse così si rischia di perdere quell’esperienza che significa conoscenza e capacità di contestualizzazione e di interpretazione. Comunque una perdita non da poco.

  • carl |

    E’ un problema grosso quello da Lei preso in considerazione in questo articolo.. Ma, purtroppo un problema ancora più grosso è rappresentato dal fatto che “chi/coloro” che contano e decidono (sia in Italia che altrove) non sembrano minimamente preoccuparsene..Cioè “PRE- occuparsene”, vale a dire prima che divenga non più a misura d’uomo e/o di democrazia…

  • Sindacato SOU |

    Sindacato per l’Occupazione degli Ultraquarantenni – SOU (Erba 2002).
    http://www.sindacato-sou.webnode.it
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    Diamo conferma sulle statistiche e condividiamo l’articolo.
    06.05.2017
    Guerrasio, Coordinatore Nazionale

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