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Tesla, quando i robot non fanno così bene…

Elon Musk ha fama di grande innovatore, in ogni settore in cui si avventura, dall’automobile elettrica al lancio dei razzi nello spazio fino alla mobilità sotterranea. Anche nella fase realizzativa dei progetti ha dimostrato di non voler percorrere le vecchie strade. Fino all’eccesso. Due anni fa aveva lanciato la nuova Model 3 con un’innovativa campagna di marketing che aveva indotto 373mila persone a mettere sul piatto (subito) mille dollari per avere il nuovo modello Tesla almeno un anno dopo, se non anche di più, senza averlo nemmeno visto.

E quei soldi Musk li ha utilizzati per mettere a terra l’intero progetto. Salvo esagerare nell’innovazione: il suo nuovo impianto di Fremont, da cui la scorsa estate sono usciti i primi esemplari della Model 3, è infarcito di robot in ogni passaggio, dalla sagomatura dei telai alla verniciatura alla saldatura. Fino all’assemblaggio finale, dove vengono messi insieme migliaia di componenti. E dove sarebbe una delle fragilità che stanno affossando il titolo, stando agli analisti di Bernstein, che ben conoscono il marchio di Elon Musk.

Mentre il resto delle case automobilistiche tradizionali, a partire dai giapponesi, sta contenendo l’automazione in catena di montaggio per problemi di affidabilità e di qualità del prodotto finale, Tesla ha messo robot dappertutto, in sostituzione del lavoro umano. Il risultato è che oggi la casa californiana non riesce a star dietro alle promesse e ritarda le consegne, a tal punto da enfatizzare i timori legati all’indebitamento eccessivo. Le carenze produttive sono state citate anche da Moody’s che in settimana ha abbassato il suo rating su Tesla a livello “junk”, spazzatura. L’automazione eccessiva, secondo gli analisti di Bernstein, è alla base della scarsa flessibilità e dell’aumento dei costi.

Se volete approfondire la storia leggete qui.

Ma intanto l’automazione rischia di ritorcersi contro un suo fautore convinto come Elon Musk: la qualità non è quella attesa, la produzione non riesce a stare dietro agli ordini e anche i costi rischiano di lievitare oltre i risparmi previsti. Se così fosse, per l’umano il caso Tesla potrebbe rappresentare una prima, rilevante rivincita nei confronti dell’automazione.